Previsioni economiche sull’Unione Europea, di Loretta Bianchi

Previsioni economiche d’autunno: la ripresa si ferma – 10/11/2011

L’economia dell’UE illustra Loretta Bianchi , iniziando la spiegazione di quanto pubblicato sul sito UE, rimarrà quasi in stallo nel 2012 e tonerà a crescere lentamente nel 2013. La disoccupazione si manterrà agli elevati livelli attuali.

Tutti i principali indicatori puntano ad uno stallo della ripresa, con forti rischi negativi.

Prosegue Loretta Bianchi, per il trimestre in corso e quelli successivi ci si attende ora una crescita zero. Di conseguenza, il tasso di crescita del PIL per l’UE e per l’area dell’euro nel 2012 dovrebbe essere solo dello 0,5%. Si dovrebbe registrare una certa accelerazione nel 2013, anno in cui la crescita dovrebbe toccare l’1,5% nell’UE e l’1,25% nell’area dell’euro. Se ci sarà una differenziazione dei tassi di crescita all’interno dell’Unione, nessun gruppo di paesi sfuggirà al rallentamento.

Il persistere sui mercati finanziari dell’incertezza a proposito della sostenibilità delle finanze pubbliche in alcune delle economie dell’area dell’euro e i timori di un contagio ai paesi che ne costituiscono il nucleo centrale contribuiranno a frenare la crescita fa notare Bianchi Loretta. La debolezza dell’economia mondiale, che coinvolge alcuni dei partner più importanti dell’UE, rafforzerà questa tendenza.

Secondo le previsioni la fiducia si ristabilirà gradualmente nella seconda metà del 2012, sostenuta dalla messa in atto delle misure per riportare sotto controllo la crisi del debito sovrano.

Si prevede un ristagno del mercato del lavoro

Prosegue Loretta Bianchi la crescita dell’occupazione dovrebbe fermarsi nel 2012. Il tasso di crescita dell’economia nel periodo interessato dalle previsioni è ritenuto insufficiente per permettere dei progressi sui mercati del lavoro. È quindi probabile che la disoccupazione resti bloccata al 9,5%, un livello assai elevato che potrà però variare da un paese all’altro in funzione della situazione del mercato del lavoro nazionale.

Le finanze pubbliche sono sulla strada di un graduale miglioramento afferma Bianchi Loretta

Il risanamento delle finanze pubbliche ha registrato dei progressi nel 2011. Quest’anno i deficit di bilancio dovrebbero attestarsi al 4,75% del PIL nell’insieme dell’UE e poco sopra il 4% nell’area dell’euro. Nel 2012 i disavanzi dovrebbero invece diminuire per scendere poco sotto il 4% e al 3,5% del PIL, rispettivamente nell’UE e nell’area dell’euro.

Secondo le previsioni, il rapporto debito/PIL nell’UE raggiungerà una punta dell’85% circa nel 2012 per poi stabilizzarsi nel 2013. Nell’area dell’euro, però, il rapporto debito/PIL continuerà a crescere lentamente e supererà il 90% nel 2012.

L’inflazione dovrebbe scendere sotto il 2%

Grazie alla minore pressione dei prezzi dell’energia, nel 2012 l’inflazione dovrebbe scendere sotto il 2%. Il ristagno dell’attività economica e aumenti salariali modesti dovrebbero contribuire a frenare l’inflazione nel periodo contemplato dalle previsioni.

Le prospettive continuano ad essere soggette a importanti rischi negativi

Sull’economia dell’UE e dell’area dell’euro pesano tre rischi principali: la persistente incertezza sul debito sovrano, la debolezza del settore finanziario e lo scarso dinamismo del commercio mondiale. Si teme un circolo vizioso: il rallentamento della crescita potrebbe indebolire i debitori sovrani e ciò potrebbe a sua volta causare un deterioramento delle condizioni del settore finanziario, che non sarebbe in grado di sostenere la crescita.

Sul versante positivo, un ritorno della fiducia più rapido del previsto potrebbe far ripartire gli investimenti e i consumi privati. Inoltre, un miglioramento del contesto esterno, ad esempio una ripresa della crescita mondiale, potrebbe dare nuovo slancio alle esportazioni dell’UE. Un calo dei prezzi delle materie prime contribuirebbe anch’esso a stimolare i consumi.

Nota positiva dice Bianchi Loretta e che e principali economie del mondo si impegnano a coordinare gli sforzi per rilanciare la crescita, favorire l’occupazione e regolamentare i mercati finanziari.

Sono numerose le misure proposte dall’UE, fra cui l’impegno a perseguire l’equilibrio dei bilanci e migliorare le economie nazionali. In sintonia con questi obiettivi, il G20 ha accolto con favore il pianodell’area dell’euro per risolvere la crisi del debito che interessa alcuni dei suoi membri.

I paesi del G20 faranno inoltre di più per ridurre la disoccupazione di lunga durata e gli effetti della globalizzazione sui lavoratori.

Più commercio

Promuovere il commercio internazionale è lo strumento chiave per rilanciare la crescita e creare posti di lavoro. I leader del G20, che hanno chiesto una più stretta collaborazione per ridurre le barriere commerciali ed evitare il protezionismo, auspicano che l’Organizzazione mondiale del commercio svolga un ruolo più incisivo nella risoluzione delle dispute fra paesi.

Inoltre, hanno invitato alcuni paesi a non fissare più i tassi di cambio delle loro valute nazionali a livelli eccessivamente bassi per favorire le esportazioni.

Prevenzione delle crisi

Anche la riforma dei mercati finanziari e la protezione degli investitori sono stati due importanti punti all’ordine del giorno. Fra le priorità: una migliore regolamentazione dei mercati dei derivati e il contenimento del rischio di insolvenza delle banche.

I grandi istituti che svolgono un ruolo di primo piano nel sistema finanziario globale saranno sottoposti a maggiore sorveglianza. I paesi del G20 propongono di regolamentare le attività di tipo bancario svolte da fondi di investimento, società assicurative e altri istituti.

Per ridurre il rischio sistemico per l’economia mondiale, i paesi del G20 sono pronti a mettere a disposizione del Fondo monetario internazionale (FMI) risorse supplementari. I nuovi programmi di finanziamento serviranno ad aiutare i paesi in difficoltà economiche.

Riduzione della povertà

I leader del G20 hanno invitato i governi a mettere in atto gli impegni assunti a proposito di aiuto allo sviluppo, sicurezza alimentare e cambiamenti climatici e hanno concordato che, con il tempo, sarà necessario trovare nuove fonti di finanziamento per assistere i paesi in via di sviluppo.

Una soluzione potrebbe essere l’applicazione di un’imposta globale sulle operazioni finanziarie, proposta dalla Commissione e appoggiata dalla Francia, il paese che ha ospitato il vertice.

Altre misure metteranno a disposizione nuove risorse per la ricerca agricola e stabilizzeranno i prezzi dei prodotti alimentari, soprattutto per i paesi a reddito basso.

Da una semplice analisi di quanto pubblicato dal sito UE afferma Bianchi Loretta, il cammino della ripresa e iniziato.

Bianchi LorettaFonte UE

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato | Lascia un commento

Previsioni economiche per il 2011

L’opinione di Goldman Sachs

18 novembre 2010

Non vi saranno default di paesi europei nel 2011, la borsa USA farà meglio delle altre, grazie al quantitative easing e la Cina dovrà rallentare per frenare l’inflazione. E’ quanto emerge dalle dichiarazioni di istituzionali europei e americani

Cominciano a uscire le prime previsioni di istituzionali per il 2011. Proverò a raccontarvi sia quel che dicono sull’Europa che sugli USA e resto del mondo, Cina in primis.

Europa, nessun default per il 2011
Quella che sto per citarvi purtoppo l’ho letta molto velocemente e poi non sono più riuscito a trovarla, pertanto non riesco a mettervi un link al testo originale. Comunque il presidente della Bundesbank -o forse della Deutsche Bank, lì per lì non ci ho fatto caso, comunque un personaggio ugualmente importante- prevede che nel 2011 non ci saranno assolutamente default di paesi dell’area euro e che le borse europee avranno un andamento poco appariscente, perché saranno schiacciate da una nuova fuga in avanti delle borse dei paesi emergenti.
Se la Germania dice che non ci saranno default dei paesi dell’euro, direi che possiamo dormire fra due guanciali. Del resto, a dar retta ai catastrofisti, da molo che l’Italia doveva aver chiuso bottega. E se resiste un paese così sgangherato come il nostro, allora resistono tutti.

USA, per Goldman farà meglio degli altri
Ieri ha parlato Jim O’ Neill di Goldman Sachs, che tra parentesi è il tizio che nel lontano 2001 inventò l’acronimo BRIC, Brasile-Russia-India-Cina, che tanto successo ha avuto in questi anni.
Ci tengo a sottolineare che la previsione di un 2010 all’insegna del laterale -fatta all’inizio dell’anno dai principali istituzionali USA, che poi ho ripetuto infinite volte e che si è rivelata MILLIMETRICAMENTE ESATTA (salvo eventuali crolli sotto i 960 punti dell’S&P 500 entro il 31/12)- era merito soprattutto di Goldman Sachs, quindi le loro previsioni per l’anno prossimo meritano un’estrema attenzione, anche se nessuno è infallibile.

Dunque, secondo Jim O’Neill (qui l’articolo originale S&P 500 May Rise 20% on U.S. Growth, Goldman’s O’Neill Says ), Wall Street nel 2011 farà meglio delle altre borse. Se l’attuale “stimulus” della Federal Reserve non incontrerà il successo sperato, senz’altro avremo un QE3 (quantitative easing 3). Il dollaro dovrebbe apprezzarsi di un 5% dai livelli attuali. Secondo lui, c’è “a good chance” che l’S&P500 guadagni dal 15% al 20% nei prossimi 12 mesi.
Com’è ovvio, non credo ciecamente a quaesta predizione, però Mr O’Neill gestisce qualcosa come 820 miliardi di dollari. Come notavo altre volte, quando parla Goldman Sachs più che di “previsioni” si tratta di “programmi operativi” perché sono loro a fare il mercato, insieme ai pochi altri Big Boys. Questo non costituisce una garanzia assoluta, si capisce, ma è comunque da tenere in forte considerazione.

Cina, inizierà lo slowdown, che proseguirà per 5 anni; timori per una discesa di alcune commodities
a cura di Argema, della redazione di Investireoggi.it
Mi è sembrato interessante anche il discorso di Goldman sulla Cina. Ricordo che poche settimane fa la banca centrale cinese alzò di un quarto di punto i loro tassi di interesse. E pochi giorni fa si è appreso che l’inflazione in Cina ha superato le previsioni degli analisti. Lo scenario che si profila dunque è di una banca centrale che, per spegnere le spinte inflazionistiche cercherà, attraverso l’aumento dei tassi di interesse di raffreddare l’economia.
Il governo cinese potrebbe porsi l’obiettivo di una crescita economica intorno al 7% nel suo piano a 5 anni, e questo determinerà uno shock nel settore delle commodities.
C’è infatti da capire che l’apprezzamento di alcune commodities negli ultimi 10 anni è stato dovuto alla crescente domanda della Cina, e questo andamento potrebbe cambiare. Ed infatti i futures sul “crude oil” e sul rame hanno visto una discesa, fondata proprio su questi timori.

Il governatore della Banca Centrale Cinese, Zhou Xiaochuan, ha detto ieri che il paese è sotto pressione  (sotto pressione a causa dell’afflusso di capitali (capital inflow), sostenendo che il primo obiettivo che Pechino deve perseguire è quello di moderare la crescita del credito tenendo al contempo sotto controllo la quantità di moneta in circolazione. Una linea di condotta che era già stata annunciata a grandi linee dal premier Wen Jiabao, intervenuto sul problema dell’inflazione per tentare di tranquillizzare le borse e i mercati.
Il governo cinese sta facendo la scelta di bloccare l’afflusso di capitali speculativi, per tentare di tutelarsi dalle politiche monetarie fortemente espansive varate dalla Federal Reserve statunitense.

Ed un portavoce del governo cinese ha affermato che saranno creati dei meccanismi di controllo per tenere a bada la crescita dei prezzi al consumo, e dunque combattere l’inflazione: «Interverremo per migliorare il rapporto tra il segmento della produzione e quello della vendita dei generi alimentari, in modo da stabilizzare il costo dei prodotti e garantirne le scorte», ha annunciato Yao Jian, portavoce del ministero del Commercio.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Previsioni economiche sugli ultimi mesi del 2010

13 Settembre 2010

La Commissione europea pubblica i primi dati sulle previsioni economiche dell’Unione europea relativa ai prossimi mesi. In leggera crescita in Pil nonostante il contesto globale incerto.

 

Il secondo trimestre del 2010 è stata caratterizzato da una crescita del Pil particolarmente forte e orientata verso la domanda interna. Questo ha portato un leggero miglioramento del profilo trimestrale rispetto alle previsioni di primavera.
Si prevede che nel 2010 il Pil reale aumenterà dell’1,8% nell’Unione europea e dell’1,7% nella zona euro.
Queste previsioni sono state fatte sulla base del dato aggregato costituito da Francia, Germania, Italia, Paesi bassi, Polonia, Spagna e Regno Unito che insieme costituiscono circa l’80% del Pil europeo.
A livello disaggregato, la situazione economica si presenta eterogenea tra i vari Stati membri, con l’economia tedesca e polacca in netto miglioramento.
Attualmente, si prevede che nel terzo trimestre il Pil crescerà dello 0,5% sia nell’Unione europea sia in zona euro, mentre nel quarto trimestre aumenterà rispettivamente dello 0,4% e dello 0,3%.
Tali previsioni sono rafforzate da indicatori del clima economico che segnalano per i prossimi mesi una continua espansione dell’attività economica.
Sembra, inoltre, che la ripresa si stia estendendo a tutti i settori e a tutte le componenti della domanda.
Tuttavia, l’inflazione resta moderata a causa della crescita a tassi bassi di salari e aspettative inflazionistiche nonostante la recente evoluzione dei tassi di cambio e l’aumento dei prezzi di alcune materie prime agricole imputabili alle condizioni meteorologiche.
Per tutto il 2010 si prevede che l’inflazione Iapc (l’indice di inflazione al consumo dell’area euro su base mensile, esclusa la componente tabacco) raggiungerà in media l’1,8% nell’Ue e l’1,4% nell’area dell’euro.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Previsioni economiche di autunno per il 2008-2010

 La crescita del PIL è vicina al ristagno sia nell’UE che nell’area dell’euro

La crescita economica nell’Unione europea dovrebbe attestarsi sull’1,4% nel 2008 — un livello dimezzato rispetto al 2007 — e rallentare ancora di più nel 2009, toccando solo lo 0,2%, prima di riprendersi gradualmente per giungere all’1% nel 2010 (i valori corrispondenti per l’area dell’euro sono rispettivamente 1,2%, 0,1% e 0,9%). Le previsioni di autunno della Commissione mostrano che le economie dell’UE risentono pesantemente della crisi finanziaria, che sta aggravando la correzione dei prezzi sul mercato degli immobili residenziali di diversi paesi in un momento in cui la domanda esterna si sta rapidamente indebolendo. Se le energiche misure prese per stabilizzare i mercati finanziari stanno cominciando a ristabilire la fiducia, la situazione rimane precaria e i rischi che pesano sulle previsioni rimangono significativi. Di conseguenza, l’occupazione, che si era avvantaggiata dei 6 milioni di posti di lavoro creati nel periodo 2007-2008, è destinata a crescere solo marginalmente nel 2009-2010, e nel periodo di riferimento delle previsioni la disoccupazione, dopo essere stata ai minimi per oltre un decennio, dovrebbe crescere di circa 1 punto percentuale. Un fattore positivo è che le pressioni inflazionistiche stanno diminuendo con il calo dei prezzi del petrolio e i rischi di effetti di secondo impatto stanno svanendo. La posizione di bilancio complessiva, fino a poco fa la migliore dal 2000, è anch’essa destinata a deteriorarsi, mentre i pacchetti di misure di salvataggio potrebbero far crescere il debito pubblico.

L’orizzonte economico è diventato significativamente più buio: l’economia dell’Unione europea è colpita in pieno dalla crisi finanziaria, che si è aggravata a partire dall’autunno e sta facendo sentire i suoi effetti sulla fiducia delle imprese e dei consumatori. Le economie emergenti stanno finora resistendo meglio dell’UE e degli USA, ma è poco probabile che riescano a non risentire della crisi. È necessaria un’azione coordinata a livello dell’UE per sostenere l’economia, analogamente a quanto si è fatto per il settore finanziario. La settimana scorsa la Commissione ha gettato le basi di un piano di ripresa che mira a stimolare gli investimenti e a sostenere l’occupazione e la domanda. Siamo in attesa di sentire le opinioni degli Stati membri e, in particolare, del loro consenso ad un approccio comune a livello dell’UE“, ha dichiarato Joaquín Almunia, commissario per gli affari economici e monetari.

Le previsioni economiche della Commissione pubblicate in data odierna pronosticano un forte rallentamento della crescita economica, che dovrebbe scendere all’1,4% nel 2008 nell’UE. Nel 2007 si era registrato un tasso di crescita del 2,9%. Per il 2009 si prevede che l’espansione dell’economia dell’UE rallenti fino ad arrestarsi, toccando appena lo 0,2%, prima di riprendere per raggiungere l’1,1% nel 2010. Le cifre corrispondenti per l’area dell’euro nello stesso periodo sono 1,2%, 0,1% e 0,9%. Nel 2007 l’area dell’euro era cresciuta del 2,7%.

Forte frenata della crescita mondiale

Si prevede che la crescita mondiale rallenterà nettamente, al 3¾% quest’anno e al 2¼% nel 2009, dopo aver registrato la media particolarmente elevata del 5% nel periodo 2004-2007. Le più colpite saranno le economie avanzate, ma anche le economie emergenti si trovano sempre più in difficoltà. L’andamento attuale dell’economia è la conseguenza della crisi finanziaria, cui si aggiungono una correzione dei prezzi sul mercato immobiliare residenziale in molti paesi e gli effetti ritardati degli elevati prezzi delle materie prime. Per il 2010 è attesa una graduale ripresa della crescita in concomitanza con la stabilizzazione dei mercati finanziari, che dovrebbe sostenere la fiducia e gli scambi.

Sulle prospettive continua a pesare una notevole incertezza per quanto riguarda chi dovrà pagare in ultima istanza per i crediti andati in fumo e l’entità delle perdite stesse. Le condizioni di credito sono diventate sensibilmente più strette e ci si attende che, nonostante le recenti ricapitalizzazioni, il settore bancario continui a ridurre il fattore di leva, premendo il freno sui prestiti.

Tempi bui in prospettiva per l’UE

A fronte di questa situazione esterna e considerato l’ulteriore deterioramento dei dati delle indagini e delle rilevazioni statistiche negli ultimi mesi, si stima oggi che nel corso del terzo trimestre del 2008 il PIL sia diminuito sia nell’UE che nell’area dell’euro. Le prospettive rimangono negative anche per il futuro, con molte delle economie dell’UE in recessione o sull’orlo della recessione.

Gli investimenti, che hanno rappresentato uno dei motori fondamentali della precedente fase ascendente, hanno registrato un rallentamento particolarmente brusco, risentendo dell’impatto di una serie di shock: l’indebolirsi della domanda e un netto calo della fiducia degli investitori, condizioni di finanziamento più restrittive e una contrazione della disponibilità di credito.

In questi tempi di incertezza i consumi sono destinati a rimanere deboli, anche se la crescita del reddito netto disponibile dovrebbe rimbalzare con il riassorbirsi dell’impatto inflazionistico dei più elevati prezzi delle materie prime.

Si prevede che le esportazioni nette contribuiranno positivamente al PIL, in quanto le importazioni sono destinate a rallentare più delle esportazioni, beneficiando in parte del recente deprezzamento dei tassi effettivi di cambio dell’euro.

Pesanti conseguenze per il mercato del lavoro e le finanze pubbliche

Ci si attende che nel 2009-2010 l’occupazione aumenti di circa ¼ di milioni di unità nell’UE e di ½ milione nell’area dell’euro, decisamente meno dei 6 milioni di posti di lavoro creati nel 2007-2008 nell’UE (di cui 4 milioni nell’area dell’euro). Di conseguenza il tasso di disoccupazione dovrebbe aumentare di circa 1 punto percentuale nei prossimi due anni. Ciò si tradurrebbe in un tasso di disoccupazione del 7,8% nell’UE e dell’8,4% nell’area dell’euro nel 2009, con un ulteriore aumento nel 2010.

Il peggioramento delle prospettive dovrebbe riflettersi anche sulle finanze pubbliche, con un incremento del disavanzo del saldo delle amministrazioni pubbliche da meno dell’1% del PIL nel 2007 nell’UE all’1,6% nel 2008, al 2,3% nel 2009 e al 2,6% nel 2010, sempre nell’ipotesi che le politiche rimangano invariate. Nell’area dell’euro il disavanzo dovrebbe salire all’1,3% quest’anno, all’1,8% nel 2009 e al 2% nel 2010. Il disavanzo aumenterà nella maggior parte dei paesi, seppure con differenze significative. Sulle prospettive di bilancio pesano anche le incertezze sull’impatto sulle finanze pubbliche dei pacchetti di salvataggio finanziario.

Verso un rapido calo dell’inflazione

Su una nota più positiva, l’inflazione dovrebbe aver raggiunto il picco e ci si attende che cali rapidamente, scendendo sotto il 2½% nel 2009 e al 2¼% nel 2010 nell’UE (i valori per l’area dell’euro sono rispettivamente il 2,2% e il 2,1%). Si tratta comunque di una lieve revisione al rialzo rispetto alle proiezioni della primavera, che riflette l’impennata dei prezzi della materie prime durante l’estate. Tuttavia il recente forte declino dei prezzi delle materie prime, accompagnato dal netto peggioramento delle prospettive di crescita e dal conseguente allentamento della tensione sul mercato del lavoro, riduce sensibilmente il rischio di effetti di secondo impatto.

Prevalenza dei rischi negativi

Su queste previsioni pesano notevoli incertezze e rischi negativi. Le tensioni finanziarie potrebbero intensificarsi ancora, durare più a lungo o avere un impatto più pronunciato sull’economia reale, alimentando la spirale delle ripercussioni negative. Potrebbe quindi rafforzarsi a sua volta la correzione in corso su alcuni mercati degli immobili residenziali, rendendo più tesa la situazione dei bilanci, il che potrebbe da un lato ostacolare il necessario processo di riduzione del fattore di leva nel settore finanziario e dall’altro, attraverso gli effetti negativi sui patrimoni e sulla fiducia, far scendere i consumi privati. I prezzi delle materie prime, d’altra parte, sono in futuro destinati più a calare che a salire, a seguito del deteriorarsi delle prospettive di crescita. Le pressioni inflazionistiche ne risulterebbero diminuite e i rischi per l’inflazione diventerebbero più equilibrati.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Previsioni economiche di primavera

La crescita riparte

Bruxelles, 8 maggio 2006

Previsioni economiche di primavera della Commissione per il 2006-2007: la crescita riparte

Secondo le previsioni economiche di primavera della Commissione, nel 2006 la crescita economica dovrebbe riprendere raggiungendo il 2,3% nell’Unione europea e il 2,1% nell’area dell’euro, a fronte rispettivamente dell’1,6% e dell’1,3% nel 2005. Questa ripresa è dovuta principalmente alla forte crescita degli investimenti, al mantenimento di una crescita mondiale vigorosa e al miglioramento delle prospettive economiche per la Germania. Nel 2007 la crescita dovrebbe rallentare lievemente, scendendo al 2,2% nella UE e all’1,8% nell’area dell’euro. La UE nel suo complesso dovrebbe creare 3,5 milioni di nuovi posti di lavoro durante il periodo 2006-2007, dopo averne creati circa 3 milioni nel corso dei due anni precedenti. Ciò contribuirà a far scendere la disoccupazione nella UE da un livello record di oltre il 9% nel 2004 ad un livello previsto dell’8,2% nel 2007. Un dato ragguardevole è che l’inflazione resta stabile a poco più del 2%, malgrado la crescita vertiginosa dei prezzi del petrolio, che continuano a rappresentare il principale rischio per la crescita economica.

“Sia la UE che l’area dell’euro dovrebbero registrare una crescita nettamente più sostenuta quest’anno. Tuttavia, raggiungere il potenziale di crescita o superarlo leggermente non è sufficiente e taluni paesi sono ben lontani dallo sfruttare appieno il proprio potenziale. L’Europa deve proseguire sulla via delle riforme, correggere gli squilibri di bilancio laddove esistano e liberare risorse da spendere nella R&S, nell’innovazione e nell’istruzione dove gli investimenti sono maggiormente necessari. Soltanto così il tasso di disoccupazione scenderà ulteriormente”, ha dichiarato il commissario competente per gli affari economici e monetari, Joaquìn Almunia.

Le previsioni economiche pubblicate oggi dalla Commissione annunciano una crescita economica del 2,3% nella UE e del 2,1% nell’area dell’euro, che è di circa ¾ di punto percentuale superiore alla crescita dello scorso anno e di 0,2 punti percentuali superiore alle previsioni di sei mesi fa. Nel 2007 la crescita dovrebbe registrare una lieve flessione scendendo al 2,2% nella UE e all’1,8% nell’area dell’euro (cfr. tabelle allegate).

Nel 2006 la crescita economica sarà trainata dal rafforzamento della domanda interna, in particolare dagli investimenti in attrezzature, la cui crescita è stata pari o superiore al 5% in entrambe le aree, a fronte di meno del 4% nel 2005, e dovrebbe lievemente rallentare al 4,5% nel 2007. Anche le esportazioni continueranno ad essere supportate dalla forte espansione dell’economia mondiale e dagli incrementi di competitività delle imprese della UE in taluni Stati membri. Inoltre sta migliorando anche la situazione della Germania, dove la crescita dovrebbe raggiungere l’1,7% quest’anno (0,9% nel 2005), ma poi scendere temporaneamente all’1,0% nel 2007. Questo profilo di crescita tiene conto delle misure di bilancio previste che sul periodo biennale in media dovrebbero esercitare un effetto neutro sulla crescita.

Gli investimenti delle imprese alimentano la crescita

La crescita della produzione è in aumento dalla seconda metà del 2005, soprattutto per via di una ripresa degli investimenti. Ciò è dovuto ad una risalita della fiducia delle imprese, al miglioramento delle prospettive di profitto, alle favorevoli condizioni di finanziamento e ad un maggiore ricorso agli investimenti di sostituzione dopo un lungo periodo di crescita limitata in questo ambito.

Data la permanenza delle condizioni favorevoli, anche nel 2006 gli investimenti dovrebbero continuare a crescere, prima di registrare una flessione nel 2007. Anche i consumi privati riprenderanno, sebbene in misura più modesta in quanto i miglioramenti nel mercato del lavoro sono più graduali.

Calo graduale della disoccupazione

La crescita dell’occupazione ha registrato una ripresa graduale nel 2005 e dovrebbe ulteriormente migliorare, in particolare nel settore dei servizi. Nel complesso la UE dovrebbe creare 3,6 milioni di nuovi posti di lavoro nel periodo 2006-2007, 2,4 milioni dei quali nell’area dell’euro.

Tuttavia il calo della disoccupazione continuerà ad essere graduale, tenuto conto dell’incremento della forza lavoro che si verifica tradizionalmente in caso di miglioramento del mercato del lavoro. Dopo aver registrato un picco di circa il 9% nel 2004 in entrambe le aree, nel 2005 il tasso di disoccupazione ha cominciato ad arretrare grazie in particolare agli effetti positivi delle riforme strutturali sia nei mercati del prodotto che nel mercato del lavoro. Nel 2007 la disoccupazione dovrebbe scendere a poco più dell’8% sia nella UE che nell’area dell’euro.

Nel 2005 l’inflazione è rimasta stabile al 2,2% sia nella UE che nell’area dell’euro, un risultato notevole se si considera l’impennata dei prezzi del petrolio. Sebbene i prezzi dell’energia siano cresciuti rapidamente, l’inflazione di fondo (core) è diminuita, il che dimostra che l’impennata del prezzo del petrolio non ha esercitato effetti di secondo impatto significativi. Considerato che secondo le previsioni tali effetti continueranno ad essere ampiamente assenti, l’inflazione globale (headline) dovrebbe mantenersi appena al di sopra del 2% nel periodo oggetto di previsione in entrambe le aree.

La situazione delle finanze pubbliche nel 2005 è risultata migliore di quanto previsto in autunno. La sorpresa positiva è dovuta ad una spesa meno elevata del previsto, che ha più che compensato la diminuzione delle entrate. Malgrado questo miglioramento generale, sette Stati membri, tra cui quattro membri dell’area dell’euro, hanno registrato un disavanzo delle amministrazioni pubbliche di oltre il 3% del PIL, il valore di riferimento fissato nel trattato di Maastricht. Nel 2006 il disavanzo delle amministrazioni pubbliche in percentuale del PIL dovrebbe restare invariato al 2,3% nella UE e al 2,4% nell’area dell’euro, prima di scendere lievemente nel 2007.

Le prospettive mondiali restano brillanti, ma i rischi persistono

La ripresa della crescita nella UE è sostenuta da prospettive mondiali favorevoli. La crescita mondiale dovrebbe raggiungere il 4,6% quest’anno e il 4,3% nel 2007. Negli Stati Uniti la crescita subirà una leggera flessione, ma resterà a circa il 3% lungo il periodo oggetto di previsione, mentre l’Asia, escluso il Giappone, dovrebbe registrare dei tassi di crescita di oltre il 7½%. Il Giappone stesso dovrebbe registrare una crescita del 2,8% quest’anno e del 2,4% nel 2007.

Tuttavia, il versante esterno presenta anche delle minacce per le prospettive economiche dell’Europa. Una correzione disordinata degli squilibri delle bilance delle partite correnti a livello mondiale resta uno dei principali rischi di revisione al ribasso delle previsioni.

A breve termine il rischio principale proviene tuttavia dai mercati del petrolio. Poiché le capacità inutilizzate sono molto scarse, i mercati sono estremamente vulnerabili alle perturbazioni effettive e potenziali degli approvvigionamenti. Considerato che i prezzi attualmente elevati del petrolio contengono un premio di rischio significativo dovuto a tensioni geopolitiche, le ipotesi relative ai prezzi del petrolio sui quali si basano le previsioni (68,9 dollari al barile in media per il 2006 e 71 dollari al barile per il 2007) sono soggette ad un rischio considerevole, sia al rialzo che al ribasso.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento