Previsioni economiche per il 2011

L’opinione di Goldman Sachs

18 novembre 2010

Non vi saranno default di paesi europei nel 2011, la borsa USA farà meglio delle altre, grazie al quantitative easing e la Cina dovrà rallentare per frenare l’inflazione. E’ quanto emerge dalle dichiarazioni di istituzionali europei e americani

Cominciano a uscire le prime previsioni di istituzionali per il 2011. Proverò a raccontarvi sia quel che dicono sull’Europa che sugli USA e resto del mondo, Cina in primis.

Europa, nessun default per il 2011
Quella che sto per citarvi purtoppo l’ho letta molto velocemente e poi non sono più riuscito a trovarla, pertanto non riesco a mettervi un link al testo originale. Comunque il presidente della Bundesbank -o forse della Deutsche Bank, lì per lì non ci ho fatto caso, comunque un personaggio ugualmente importante- prevede che nel 2011 non ci saranno assolutamente default di paesi dell’area euro e che le borse europee avranno un andamento poco appariscente, perché saranno schiacciate da una nuova fuga in avanti delle borse dei paesi emergenti.
Se la Germania dice che non ci saranno default dei paesi dell’euro, direi che possiamo dormire fra due guanciali. Del resto, a dar retta ai catastrofisti, da molo che l’Italia doveva aver chiuso bottega. E se resiste un paese così sgangherato come il nostro, allora resistono tutti.

USA, per Goldman farà meglio degli altri
Ieri ha parlato Jim O’ Neill di Goldman Sachs, che tra parentesi è il tizio che nel lontano 2001 inventò l’acronimo BRIC, Brasile-Russia-India-Cina, che tanto successo ha avuto in questi anni.
Ci tengo a sottolineare che la previsione di un 2010 all’insegna del laterale -fatta all’inizio dell’anno dai principali istituzionali USA, che poi ho ripetuto infinite volte e che si è rivelata MILLIMETRICAMENTE ESATTA (salvo eventuali crolli sotto i 960 punti dell’S&P 500 entro il 31/12)- era merito soprattutto di Goldman Sachs, quindi le loro previsioni per l’anno prossimo meritano un’estrema attenzione, anche se nessuno è infallibile.

Dunque, secondo Jim O’Neill (qui l’articolo originale S&P 500 May Rise 20% on U.S. Growth, Goldman’s O’Neill Says ), Wall Street nel 2011 farà meglio delle altre borse. Se l’attuale “stimulus” della Federal Reserve non incontrerà il successo sperato, senz’altro avremo un QE3 (quantitative easing 3). Il dollaro dovrebbe apprezzarsi di un 5% dai livelli attuali. Secondo lui, c’è “a good chance” che l’S&P500 guadagni dal 15% al 20% nei prossimi 12 mesi.
Com’è ovvio, non credo ciecamente a quaesta predizione, però Mr O’Neill gestisce qualcosa come 820 miliardi di dollari. Come notavo altre volte, quando parla Goldman Sachs più che di “previsioni” si tratta di “programmi operativi” perché sono loro a fare il mercato, insieme ai pochi altri Big Boys. Questo non costituisce una garanzia assoluta, si capisce, ma è comunque da tenere in forte considerazione.

Cina, inizierà lo slowdown, che proseguirà per 5 anni; timori per una discesa di alcune commodities
a cura di Argema, della redazione di Investireoggi.it
Mi è sembrato interessante anche il discorso di Goldman sulla Cina. Ricordo che poche settimane fa la banca centrale cinese alzò di un quarto di punto i loro tassi di interesse. E pochi giorni fa si è appreso che l’inflazione in Cina ha superato le previsioni degli analisti. Lo scenario che si profila dunque è di una banca centrale che, per spegnere le spinte inflazionistiche cercherà, attraverso l’aumento dei tassi di interesse di raffreddare l’economia.
Il governo cinese potrebbe porsi l’obiettivo di una crescita economica intorno al 7% nel suo piano a 5 anni, e questo determinerà uno shock nel settore delle commodities.
C’è infatti da capire che l’apprezzamento di alcune commodities negli ultimi 10 anni è stato dovuto alla crescente domanda della Cina, e questo andamento potrebbe cambiare. Ed infatti i futures sul “crude oil” e sul rame hanno visto una discesa, fondata proprio su questi timori.

Il governatore della Banca Centrale Cinese, Zhou Xiaochuan, ha detto ieri che il paese è sotto pressione  (sotto pressione a causa dell’afflusso di capitali (capital inflow), sostenendo che il primo obiettivo che Pechino deve perseguire è quello di moderare la crescita del credito tenendo al contempo sotto controllo la quantità di moneta in circolazione. Una linea di condotta che era già stata annunciata a grandi linee dal premier Wen Jiabao, intervenuto sul problema dell’inflazione per tentare di tranquillizzare le borse e i mercati.
Il governo cinese sta facendo la scelta di bloccare l’afflusso di capitali speculativi, per tentare di tutelarsi dalle politiche monetarie fortemente espansive varate dalla Federal Reserve statunitense.

Ed un portavoce del governo cinese ha affermato che saranno creati dei meccanismi di controllo per tenere a bada la crescita dei prezzi al consumo, e dunque combattere l’inflazione: «Interverremo per migliorare il rapporto tra il segmento della produzione e quello della vendita dei generi alimentari, in modo da stabilizzare il costo dei prodotti e garantirne le scorte», ha annunciato Yao Jian, portavoce del ministero del Commercio.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...